Bere acqua non è solo una questione di idratazione, eppure, davanti alla muraglia di plastica del supermercato, l’italiano medio sceglie in base al prezzo o, peggio, alla simpatia della particella di sodio dello spot televisivo. La realtà è che i reni sono filtri sofisticatissimi e non tutte le acque sono carburante adatto alla loro meccanica di precisione.
Per capire cosa state comprando, dovete ignorare il paesaggio montano sull’etichetta e andare dritti ai numeri piccoli, quelli che solitamente richiedono una vista da falco.
Il mito del Residuo Fisso
Il dato più urlato è il Residuo Fisso a 180°C. Indica semplicemente quanto minerale resta dopo aver fatto evaporare un litro d’acqua. Se i vostri reni sono sani, non esiste una controindicazione assoluta verso le acque mineralizzate, ma se l’obiettivo è la prevenzione della calcolosi, la regola è ferrea: puntate su acque minimamente mineralizzate (sotto i 50 mg/l) o oligominerali (sotto i 500 mg/l).

Il mito del Residuo Fisso – Distreat.it
Ecco l’intuizione non ortodossa: un residuo troppo basso non è sempre un bene. Se l’acqua è quasi distillata, potrebbe non apportare i sali necessari al corretto equilibrio elettrolitico, specialmente se siete sportivi. Il rene non vuole il vuoto, vuole la stabilità.
Il triangolo dei minerali: Calcio, Magnesio e Bicarbonati
Qui cade il grande errore collettivo: il calcio. Molti fuggono dalle acque calciche temendo i calcoli. In realtà, il calcio dell’acqua non è il nemico primario, lo è l’ossalato. Anzi, bere acqua ricca di calcio durante i pasti può aiutare a legare gli ossalati nell’intestino, impedendo loro di arrivare ai reni.
Tuttavia, per una funzione renale fluida, dovete guardare altro:
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I Bicarbonati: Se superano i 600 mg/l, l’acqua è considerata digestiva. Ma attenzione: un eccesso di bicarbonati può alterare il pH urinario.
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I Nitrati: Questo è il vero indicatore di qualità ambientale. La legge permette fino a 45 mg/l, ma per i neonati (e per chiunque voglia bene ai propri filtri biologici) il limite consigliato è sotto i 10 mg/l. I nitrati sono un dettaglio laterale inquietante: indicano spesso la vicinanza della fonte a scarichi industriali o agricoli, un inquinamento silenzioso che il rene deve smaltire.
Il sodio: l’imputato spesso innocente
Siamo ossessionati dal sodio. “Povera di sodio” è il mantra del marketing. Ma a meno che non soffriate di ipertensione grave, il sodio contenuto nell’acqua è una frazione ridicola rispetto a quello che assumete mangiando un pezzetto di parmigiano o una fetta di pane. Un’acqua con 20 mg/l di sodio è già eccellente; non serve impazzire per scendere a 2 mg/l se poi salate l’acqua della pasta come se non ci fosse un domani.
Un dettaglio concreto e poco funzionale alla tesi commerciale? La conducibilità elettrica specifica. Più è alto, più l’acqua “conduce”, il che significa che è piena di ioni. È il termometro della densità minerale: se volete un’acqua leggera che passi attraverso i reni come un soffio, cercate valori bassi, sotto i 400.








