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Batteri resistenti, sono anche in questi alimenti: l’allerta è in tutta Europa, farmaci non possono nulla

Batteri resistenti, sono anche in questi alimenti: l'allerta è in tutta Europa, farmaci non possono nulla
Batteri resistenti, sono anche in questi alimenti: l'allerta è in tutta Europa, farmaci non possono nulla - distreat.it

C’è un punto del nuovo rapporto congiunto di Efsa ed Ecdc che pesa più degli altri: nei batteri legati alla filiera alimentare la resistenza agli antibiotici resta alta.

Non è un dettaglio tecnico. Significa che microrganismi presenti negli animali destinati alla produzione di carne continuano a mostrare capacità di sopravvivenza contro farmaci fondamentali per curare infezioni gravi.

I nomi sono sempre gli stessi, ma questo non li rende meno pericolosi. Salmonella e Campylobacter mantengono livelli di resistenza significativi, in particolare alla ciprofloxacina, uno degli antimicrobici chiave nella terapia umana. In diversi casi risultano meno sensibili anche ad ampicillina, tetracicline e sulfonamidi.

Batteri resistenti anche negli alimenti

Il dato più delicato riguarda però la presenza di Escherichia coli produttori di carbapenemasi, cioè batteri capaci di neutralizzare i carbapenemi, antibiotici di ultima linea. Quando si parla di “ultima linea” non è un’espressione retorica: significa che le alternative terapeutiche diventano poche.

Batteri resistenti anche negli alimenti

Batteri resistenti anche negli alimenti – distreat.it

Il quadro europeo trova un riscontro concreto anche fuori dai documenti ufficiali. Un test su 12 hamburger in commercio ha rilevato in quattro campioni la presenza di microrganismi resistenti a più antibiotici, compresi farmaci moderni e molto utilizzati.

Tra le criticità individuate compaiono Escherichia coli beta-glucuronidasi positiva e stafilococchi con resistenze alle cefalosporine. In un hamburger Terre d’Italia di Carrefour sono stati isolati stafilococchi capaci di superare cinque antibiotici tra cefalosporine e macrolidi. Nell’hamburger di Chianina venduto da Lidl i ceppi analizzati hanno mostrato resistenza a quattro molecole, mentre l’E. coli presente risultava non sensibile a due farmaci all’antibiogramma. Anche in prodotti a marchio Gram ed Eurospin sono emerse resistenze ad alcuni macrolidi.

Non è un caso isolato. L’antibiotico-resistenza è il risultato di pressioni cumulative: uso eccessivo di antibiotici, incremento dei consumi in ambito ospedaliero, ricorso sistematico alla profilassi negli allevamenti. La selezione naturale lavora in silenzio, ma lavora continuamente. Ogni esposizione inutile crea un vantaggio per i batteri più resistenti.

Secondo i dati Aifa, in Italia l’antibiotico-resistenza provoca circa 12mila morti l’anno. E l’Escherichia coli è tra i microrganismi che mostrano incrementi di resistenza in molte regioni. Numeri che non restano confinati nelle statistiche quando si parla di carne macinata.

C’è poi un aspetto tecnico spesso sottovalutato: nell’hamburger il rischio non è solo superficiale. Durante la macinazione eventuali batteri vengono distribuiti all’interno della massa. Per questo la cottura completa anche nel cuore del prodotto è una misura di sicurezza reale, non una formalità scritta in etichetta.

Molti consumatori preferiscono l’hamburger al sangue. È una scelta legata al gusto, ma i dati disponibili invitano a riconsiderarla, almeno quando si tratta di carne macinata industriale. Il problema non è demonizzare un alimento. È capire che la questione dell’antibiotico-resistenza non si esaurisce negli ospedali. A volte passa anche dal carrello della spesa.

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