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Eredità, hai davvero ricevuto tutto quello che ti spettava? C’è un modo semplice per controllare

Eredità, hai davvero ricevuto tutto quello che ti spettava? C'è un modo semplice per controllare
Eredità, hai davvero ricevuto tutto quello che ti spettava? C'è un modo semplice per controllare - Distreat.it

C’è un metodo semplice che scoprire se hai ricevuto tutto quello che ti spettava da un’eredità: ecco come fare.

Quando si affronta un’eredità, soprattutto dopo la perdita di un genitore o di un coniuge, il dubbio più comune è sempre lo stesso: la quota ricevuta è davvero quella prevista dalla legge oppure qualcuno ha ottenuto più del dovuto.

È una domanda che molti eredi si pongono, spesso senza sapere che esiste un meccanismo preciso per verificare se la cosiddetta quota di legittima è stata rispettata. La legge italiana, infatti, tutela in modo rigoroso alcuni soggetti, garantendo loro una parte dell’eredità che non può essere intaccata neppure dalla volontà del testatore.

Come capire se hai davvero ottenuto quello che ti spettava da un’eredità

Gli eredi legittimari sono una categoria ristretta: coniuge e figli, mentre gli ascendenti – genitori e nonni – entrano in gioco solo se non ci sono discendenti. A questi soggetti la legge assegna una quota minima dell’eredità, la legittima appunto, che deve essere garantita anche quando il testamento prevede una distribuzione diversa. È un principio che limita la libertà del testatore, ma che nasce per proteggere i legami familiari più stretti. Se dal testamento emergesse che un figlio o il coniuge hanno ricevuto meno del minimo previsto, la legge consente loro di agire per recuperare quanto spetta.

Come capire se hai davvero ottenuto quello che ti spettava da un'eredità

Come capire se hai davvero ottenuto quello che ti spettava da un’eredità – Distreat.it

Per capire se la quota di legittima è stata rispettata, occorre partire da un calcolo preciso. Il primo passo consiste nel determinare il valore complessivo dei beni del defunto al momento della morte, il cosiddetto relictum. Da questo valore vanno sottratti gli eventuali debiti e aggiunto il valore delle donazioni fatte in vita, che devono essere considerate come parte del patrimonio ereditario. Solo così si ottiene la base reale su cui calcolare le quote.

Un esempio chiarisce meglio il meccanismo. Se il patrimonio complessivo è pari a 180 e non ci sono debiti né donazioni, il valore su cui calcolare la legittima è proprio 180. Se il defunto lascia due figli e non c’è il coniuge, la legge stabilisce che ai figli spettino complessivamente i due terzi dell’eredità, cioè 120, da dividere in parti uguali. A ciascuno spetterebbero quindi 60. Se uno dei due riceve un valore inferiore, si trova in una situazione di lesione della legittima e può agire per recuperare la differenza.

Lo strumento previsto dall’ordinamento è l’azione di riduzione, che permette all’erede pretermesso – cioè colui che ha ricevuto meno del dovuto – di chiedere al giudice la riduzione delle disposizioni testamentarie che lo hanno penalizzato. In assenza di un accordo bonario tra gli eredi, sarà il tribunale a stabilire come riequilibrare la distribuzione, riducendo le attribuzioni eccessive e reintegrando la quota mancante. L’azione può essere esercitata non solo contro gli altri coeredi, ma anche contro eventuali donatari, se le donazioni fatte in vita hanno inciso sulla quota di legittima.

La verifica della legittima, dunque, non è un’operazione astratta o riservata agli esperti, ma un procedimento chiaro che permette a ogni erede di capire se i propri diritti sono stati rispettati. In un momento delicato come la gestione di un’eredità, sapere che esiste un metodo oggettivo per controllare la correttezza della divisione può evitare conflitti inutili e garantire che la volontà del legislatore venga rispettata. Per chi teme di aver ricevuto meno del dovuto, la strada per ottenere chiarezza è più semplice di quanto sembri.

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