Di recente è stato attivato il richiamo del Valpolicella Ripasso DOP Superiore a marchio Corte della Pieve, distribuito nei discount IN’s Mercato.
Non si tratta di una contaminazione esterna o di un difetto del liquido, ma di un’omissione burocratica che, per un allergico, può fare la differenza tra una cena conviviale e una corsa al pronto soccorso.
L’azienda Enoitalia Spa ha ammesso il disguido: sulle bottiglie dell’annata 2023 imbottigliate a Bardolino manca la dicitura “Contiene solfiti”. I lotti incriminati — L2512071, L2511977 e L2512609 — sono tecnicamente perfetti, ma giuridicamente nudi.
Ritiro dal mercato: perché e cosa bisogna fare
Per la stragrande maggioranza dei consumatori, questo vino è assolutamente sicuro. Se non avete reazioni avverse all’anidride solforosa, quel Ripasso può finire tranquillamente nei vostri calici.

Ritiro dal mercato: perché e cosa bisogna fare – Distreat.it
L’aspetto curioso, e se vogliamo poco ortodosso, di questa vicenda è come la percezione del pericolo sia cambiata. Siamo abituati a temere i veleni invisibili, ma qui il “pericolo” è una sostanza naturale e legale, il cui unico torto è non essere stata dichiarata. Il vino non è cambiato, è cambiata la sua identità sociale. Un errore in etichetta trasforma una DOP prestigiosa in un prodotto da restituire immediatamente al punto vendita per rimborso o sostituzione.
Il ritmo della grande distribuzione non perdona. Una segnalazione di questo tipo mette in moto una macchina logistica inversa che costa migliaia di euro e ore di lavoro. Mentre gli scaffali di IN’s vengono bonificati, resta il monito per i produttori: la carta conta quanto il mosto. In un mondo dove la sicurezza alimentare è diventata una religione, il dogma è l’informazione. Chi è allergico non può permettersi il beneficio del dubbio, e il richiamo ufficiale è l’unico modo per evitare che una distrazione in tipografia diventi un dramma sanitario.
In realtà, i solfiti sono composti derivati dall’anidride solforosa e sono tra gli additivi più antichi della storia enologica. Una piccola curiosità tecnica che non tutti conoscono: il vino “senza solfiti” non esiste in natura. Anche senza alcun intervento umano, durante la fermentazione alcolica i lieviti producono naturalmente una minima quantità di anidride solforosa.
L’intuizione che spesso sfugge è che i solfiti non sono tossici per l’uomo in senso generale (alle dosi consentite), ma funzionano come un interruttore per chi soffre di ipersensibilità o asma. Per queste persone, l’anidride solforosa può innescare reazioni allergiche rapide, dal semplice mal di testa fino a crisi respiratorie più serie. La dicitura in etichetta è un salvavita, non un giudizio di qualità sul vino.








