L’allerta alimentare non è mai un esercizio di stile, ma una questione di centimetri tra il frigorifero e la salute.
Il Ministero della Salute, in sinergia con la catena Iperal, ha acceso il semaforo rosso su un lotto specifico di tartare di scottona a marchio Indal, arricchita con olio extravergine di oliva. Il nemico invisibile isolato in un campione è la Listeria monocytogenes, un batterio che non altera né il colore né l’odore della carne, rendendo l’ispezione visiva totalmente inutile.
Il lotto sotto accusa è il Z0350102, venduto in confezioni da 200 grammi (il classico formato 2×100) con scadenza fissata al 23 febbraio 2026. Sebbene la data sia appena trascorsa, il rischio persiste per chiunque avesse congelato il prodotto “per sicurezza” o per chi lo avesse ancora dimenticato nel cassetto delle carni. La scottona in questione esce dallo stabilimento di Montichiari (BS), un polo produttivo che marchia i suoi prodotti con la sigla IT 1892 M.
Ministero della Salute: perché è scattato il ritiro
Un dettaglio laterale, spesso ignorato nelle frenetiche cronache dei richiami, è che la Listeria ha una capacità di resistenza straordinaria: a differenza di molti altri patogeni, prospera a temperature di refrigerazione, il che significa che il normale frigo di casa non ne arresta la proliferazione, la rallenta appena. È un batterio “psicrofilo”, una sorta di alpinista del freddo che trasforma la conservazione standard in un vantaggio competitivo.

Ministero della Salute: perché è scattato il ritiro – Distreat.it
Il richiamo di un prodotto “premium” come la tartare di scottona non indica necessariamente una scarsa igiene dello stabilimento, ma paradossalmente l’efficacia di un sistema di tracciabilità che funziona. La sicurezza alimentare moderna non si basa sull’assenza di rischi, ma sulla velocità di ammettere l’errore. In questo caso, l’azienda Indal Srl è stata netta: se avete quella specifica confezione, non consumatela e riportatela al punto vendita per il rimborso.
I sintomi da monitorare nel caso di ingestione accidentale includono febbre alta, dolori muscolari e disturbi gastrointestinali, che possono manifestarsi anche a distanza di tempo. La tartare, essendo carne cruda per definizione, non offre la barriera protettiva della cottura, l’unico vero “interruttore” capace di annientare la carica batterica della Listeria.
In un panorama alimentare dove spesso si preferisce il silenzio, il richiamo di questo lotto di tartare non deve essere letto come un atto d’accusa, ma come una certificazione di trasparenza. Il fatto che l’azienda Indal abbia attivato il protocollo dimostra che i controlli a campione sono costanti e che la comunicazione non viene filtrata per proteggere l’immagine del brand.
È una questione puramente cautelativa: il richiamo scatta anche se un solo campione è a rischio. Questo non compromette affatto il valore storico dell’azienda; al contrario, ne rafforza l’affidabilità. Un produttore che ammette una criticità e si espone pubblicamente per proteggere il consumatore è, paradossalmente, molto più sicuro di chi non diffonde mai richiami, lasciando intendere una perfezione statistica che in natura non esiste.
L’intuizione laterale è che preferire aziende che “parlano” dei propri errori è la forma più evoluta di consumo consapevole. In un mercato globale, l’errore zero è un’utopia, ma la velocità di reazione è una scelta etica precisa. La qualità di una scottona non si misura solo dal sapore, ma dalla serietà del sistema di monitoraggio che la accompagna fino al piatto. L’attenzione al dettaglio mostrata in questa occasione è il miglior biglietto da visita per la futura sicurezza degli acquirenti.








