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Pericolo Bisfenolo, non solo lattine: tutti gli alimenti e i prodotti insospettabili che lo contengono

Pericolo Bisfenolo, non solo lattine: tutti gli alimenti e i prodotti insospettabili che lo contengono - Distreat.it

Siamo stati addestrati a guardare il fondo delle bottigliette d’acqua in cerca della sigla “BPA-free”, convinti che una volta eliminata la plastica rigida il problema fosse risolto.

Ma nel 2026, la realtà del Bisfenolo A (BPA) è molto più subdola. Non è solo un componente strutturale dei policarbonati; è un fantasma chimico che infesta le nostre cucine sotto spoglie insospettabili, agendo come un interferente endocrino capace di “mimare” gli ormoni umani anche a dosi infinitesimali.

La vera frontiera del pericolo non è più il contenitore rigido, ma il rivestimento interno. Quella pellicola biancastra o trasparente che protegge l’alluminio delle lattine di pomodoro o delle bibite dalla corrosione degli acidi alimentari è, spesso, una resina epossidica a base di bisfenolo. Il paradosso? Più l’alimento è acido o grasso, più favorisce la migrazione della molecola dal rivestimento al cibo.

Gli insospettabili: dalla carta chimica al coperchio

Se pensate che il rischio si fermi alla dispensa, dovete guardare il portafoglio. Gli scontrini della spesa (quelli stampati su carta termica) sono stati per anni una delle fonti di esposizione cutanea più sottovalutate. Nonostante le restrizioni europee, molte carte termiche utilizzano ancora analoghi del bisfenolo (come il BPS) che presentano criticità simili. Maneggiare uno scontrino con le dita umide o dopo aver usato un igienizzante mani accelera l’assorbimento dermico della sostanza in modo esponenziale.

Gli insospettabili: dalla carta chimica al coperchio – Distreat.it

Un dettaglio laterale che sfugge anche ai più attenti riguarda i tappi dei vasetti di vetro. Siamo portati a credere che il vetro sia il materiale “puro” per eccellenza, ma la guarnizione gommosa interna al coperchio metallico — quella che garantisce il sottovuoto — contiene spesso bisfenoli per mantenere l’elasticità necessaria alla sigillatura.

L’intuizione: il Bisfenolo come “rumore di fondo” ambientale

L’intuizione non ortodossa che sta emergendo negli studi di tossicologia ambientale è che non esiste più un’esposizione “zero”. Il BPA è diventato un rumore di fondo della nostra civiltà. Si trova nelle polveri di casa a causa della degradazione di apparecchi elettronici e persino nell’acqua piovana. La lotta non è più per l’eliminazione, ma per la riduzione del carico totale.

  • Alimenti pronti: Le vaschette per microonde, anche se marcate per alte temperature, possono rilasciare monomeri se presentano graffi invisibili sulla superficie.

  • Vino e birra: Alcune cisterne di fermentazione industriale utilizzano rivestimenti epossidici che possono cedere bisfenolo durante il processo di invecchiamento.

  • Attrezzature sportive: Borracce di vecchia generazione o protezioni dentali possono essere fonti dirette di ingestione.

Nel 2026, l’EFSA ha drasticamente abbassato la dose giornaliera tollerabile, confermando che il rischio per il sistema immunitario è reale. Risolvere il problema significa tornare alla semplicità: preferire il fresco al conservato, il vetro nudo (senza contatti con metalli rivestiti) e lavarsi sempre le mani dopo aver toccato scontrini o giornali patinati. Non è paranoia, è igiene biochimica in un mondo sinteticamente saturo.

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